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Maggior gloria vi acquistò monsignor
Tommaso Inghirami, detto
Fedra, che protetto da Lorenzo dei Medici si dedicò all'oratoria
e alla
poesia e si rese illustre nella filosofia, nella storia,
nel diritto. Nel
1495 fu mandato ambasciatore all'imperatore Massimiliano
da Papa
Alessandro VI, che gli conferì ricchi benefici ecclesiastici,
mentre dal
detto imperatore otteneva i titoli di conte palatino e di
poeta laureato
ed il privilegio d'inserire l'aquila imperiale
nel proprio stemma. Fu pure protetto da Giulio II che lo elesse
bibliotecario della Vaticana
e quindi segretario suo e del Collegio dei Cardinali.
Altro che lasciò bella memoria di sé nel campo
degli studi fu Curzio,
nato in Volterra nel 1614, che, fra varie importanti opere,
scrisse la
Storia dei Vescovi di quella città e si applicò alla
illustrazione dei
monumenti etruschi, mentre attendeva a vari uffici pubblici
dove fu
molto proficua l'opera sua di legislatore.
Chi più illustrò questa
casa fu però Jacopo
di Giovanni Inghirami, il
quale, vestito nel 1581 l'abito di S. Stefano, e perfezionatosi
nell'arte
militare sotto le insegne del Re di Francia, fu poi creato
ammiraglio
delle galee di S. Stefano.
Egli seppe acquistare gloria imperitura alla piccola marina
toscana
colle sue continue vittorie navali e colla presa di molte
fortezze in
Albania, in Grecia e sulle coste di Barberia dove si annidavano
le
forze dei Turchi e dei Barbereschi di cui divenne il terrore.
Di queste imprese la più splendida fu l'espugnazione
di Bona, sulla
quale fu scritto anche un poema. Ferdinando I, quale ricompensa
per
tante benemerenze, lo inv. del feudo di Montegiovi con il
tit. di
Marchese e Cosimo III fondò per lui il priorato di
S. Sepolcro nel
S.M.O. di S. Stefano.
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